Location e posizione
Tipologia ricettiva
Nome struttura
Quartiere, area o città
...in un raggio di:
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10 Km
15 Km
+15 Km
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Il Rione Terra, Pozzuoli

Non è un caso che il geografo arabo Idrisi parli di "cashtili" (castello) e non di "Pozzuoli", nel suo Opus Geographicum (XII sec.): il vero primo centro urbano, rocca, castrum e centro religioso della città di Pozzuoli e
Il rione terra a Pozzuoli - Itinerari e BeB a Napoli La rocca del Rione Terra è il luogo dove si insidiò la colonia romana di Puteoli del 194 a. C. La rocca è l’unico luogo che è stato protagonista di tutte le evoluzioni storiche, dai primi anni della colonizzazione greca e romana fino all’epoca moderna. Per descriverlo occorre prendere a prestito la definizione che dava il geografo arabo Idrisi, il quale parlava di “cashtili” (castelli) e non di “Pozzuoli”, nel suo Opus Geographicum (XII sec.): il vero primo centro urbano, rocca, castrum e centro religioso della città di Pozzuoli era infatti proprio questo rione.
Il Rione Terra viene progressivamente abbandonato a partire dal XIII secolo, quando alla mancanza di spazi utili per costruire si accompagna il fenomeno del bradisismo. Questo abbandono finirà nei primi anni '90 quando finalmente si decide di rimettere a nuovo quello che da sempre è stato il centro pulsante di una città da una storia millenaria, infatti, la zona è oggi al centro di un progetto di riqualificazione avviato nel 1993, a seguito del quale sono state rinvenute le strutture in tufo del "Capitolium" e quelle in marmo del Tempio di Augusto. Oggi al disotto del Rione Terra c'è un intero percorso archeologico quasi perfettamente conservato, che rende l'idea di cosa era il Rione Terra 2000 e più anni fa. Dagli scavi sono emersi numerosi frammenti architettonici ed una serie di sculture, copie romane di originali greci di età classica, ora esposte nel Museo Archeologico dei Campi Flegrei presso il Castello di Baia. Nei sotterranei del Palazzo Migliaresi, sede del comune di Pozzuoli, e lungo il decumano, sono visitabili gli "ergastula", una serie di anguste cellette destinate agli schiavi, una di queste conserva tracce di pitture (due gladiatori a carboncino) e due versi attribuibili al carme V di Catullo.